MASSAGGIO CONNETTIVALE

Il Massaggio Connettivale fa parte delle tecniche manipolative del corpo che possono definirsi riflessogene profonde.

La riflesso terapia è stata per lungo tempo marginalizzata ed esiliata fra le terapie considerate “alternative”, e non annoverata quindi fra le terapie mediche cosiddette “tradizionali” e pertanto riconosciute come valide. Ovviamente la mancanza di informazione, unitamente ad una visione dell’uomo lontana dal modello olistico, ha fatto si ché si continuasse a pensare l’essere umano costituito da parti non comunicanti tra loro, mossi da un meccanismo stimolo-risposta localizzato e fisso. Differentemente si muovono le terapie riflessogene che vanno invece ad effettuare in primis un’analisi generale su tutto l’organismo, al fine di poter avere una valutazione relativa all’individuo in questione il più possibile unitaria e globale.

Valutazione

La terapia connettivale si avvale di uno strumento importante, ovvero l’osservazione corporea globale, al fine di effettuare un’anamnesi globale a livello posturale. Successivamente attraverso la valutazione tattile si procede alla valutazione di eventuali inestetismi, contratture, tensioni e disfunzioni presenti a livello fisico. Si procede appunto mappando il disagio e agendo su tutte quelle che sono le strutture ad esso collegate. In effetti le zone sottoposte ad anamnesi, generalmente sede di un disagio fisco, sono in grado di comunicare, attraverso la loro osservazione, un messaggio relativo allo stato degli organi interni corrispondenti, costituendo così una proiezione comunicativa esterna. I punti inerenti una specifica zona sono infatti tutti in relazione tra loro, ciò significa che sono individuabili in presenza di un’irritazione che generalmente è espressione di un problema legato agli organi interni. Ma questo vale anche al contrario. Si hanno infatti riflessi viscero-somatici, somato-viscerali, ma anche viscero-viscerali.

La ricerca scientifica in merito alla terapia connettivale

Grazie agli studi sul riflesso condizionato dello scienziato russo I. Pavlov, portati avanti poi da J. Mackenzie e da H. Head, oggi sappiamo che un determinato stimolo in una zona del corpo è in grado di provocare un comportamento riflesso segmentale che coinvolge sia la zona superficiale dell’organismo che gli organi interni ad essa collegata, attraverso un processo di innervazione di quella stessa area (neurofisiologia). Generalmente infatti quando un organo è affetto da patologia, o non lavora più bene, diviene disfunzionale ed irradia il dolore ed il disagio alle zone dermiche segmentali. La cibernetica (scienza dell’informazione e della comunicazione) oggi conferma la validità degli studi della neurobiologia ma ci dice ancora di più. Le cellule sono in comunicazione tra loro anche attraverso un’emissione luminosa ultra debole (fotoni), e probabilmente molti processi biologici vengono modulati attraverso dei campi d’onda, ecco perché stimolando punti specifici cutanei, che si distinguono per un’elevata produzione di bit, cioè per un elevato numero di informazioni, si riesce a disattivare il sistema irritato. Attraverso un meccanismo correttivo che ripristina l’omeostasi, si riesce infatti ad interrompere quel flusso di informazioni, “spegnendo” in questo modo il dolore (come nel caso dell’agopuntura).

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